Beneficiari diretti ed indiretti del Progetto

I beneficiari diretti individuati da questo progetto sono i dipendenti dell’Amministrazione Universitaria che incontrano difficoltà nella conciliazione fra i tempi di cura e di lavoro.
Il lavoro di cura è inteso come cura tanto dei figli quanto di altri soggetti presenti nelle diverse situazioni familiari.
Saranno beneficiari diretti del presente progetto le donne e gli uomini lavoratori che soddisferanno i requisiti posti dall’apposito Protocollo Sperimentale in materia di Telelavoro elaborato dalle esperte/i in collaborazione con l’amministrazione dell’Ateneo e delle OO.SS.
I beneficiari indiretti sono, invece, identificati nella rete degli organismi di parità provinciali, regionali e nazionali; nei sindacati e in tutti i lavoratori e le lavoratrici operanti sul territorio.
Il Progetto vuole determinare la possibilità di affrontare in un modo nuovo e sperimentale le difficoltà che i dipendenti incontrano nel corso della propria vita lavorativa e che molto spesso portano loro a dover scegliere fra il privilegiare o la vita familiare o la carriera, a prescindere dalla specifica preparazione e dalle personali attitudini: il telelavoro può modificare l’organizzazione del lavoro introducendo forme di flessibilità e ridisegnando processi lavorativi, in modo che periodi di difficoltà o maggiore carico di cura non portino ad allontanamento dal lavoro o perdita di occasioni per la carriera.

La sperimentazione del telelavoro presenta delle caratteristiche particolarmente favorevoli, in quanto:

  1. rappresenta per le Amministrazioni che lo adottano un abbattimento delle spese di gestione;
  2. incide sul benessere lavorativo del personale, in relazione ad una serie di fattori come una maggiore condivisione degli obiettivi lavorativi, un incremento del rapporto di fiducia tra dipendenti e manager, l’aumento della motivazione del dipendente, un innalzamento del livello di soddisfazione del lavoratore, la riduzione dello stress, ecc.;
  3. utilizza le tecnologie moderne che, con modesti investimenti, consentono di colmare la distanza fisica e di non perdere contatto con l’organizzazione della struttura in cui si è inseriti;
  4. facilita il rientro nel contesto lavorativo ovviando alle lacune che si producono con l’allontanamento e che rappresentano alcune delle cause maggiormente segnalate fra i motivi di segregazione nella carriere delle donne;
  5. l’attività telelavorabile va riferita ad alcuni periodi specifici e non coprirebbe l’intero arco della vita lavorativa, evitando così il rischio di isolamento e abbandono che il lavoratore a distanza avverte a causa dell’assenza di socializzazione, dialogo e cooperazione, tipici dei luoghi di lavoro tradizionali;
  6. permette la produzione e la diffusione di una “best practice” che funga da modello per altre Amministrazioni pubbliche e private.

Una forte motivazione è data, quindi, dal tentativo di migliorare la qualità delle prestazioni modificando la condizione lavorativa dei dipendenti e riducendo al contempo alcune fonti di stress; ciò consentirebbe di razionalizzare l’organizzazione del tempo in base alle esigenze della persona e di garantire maggiore vicinanza alla famiglia, attenuando l’antinomia tra tempo di cura e tempo di lavoro. In ultima analisi, perciò, questo intervento è motivato dall’aumento del benessere sociale che la sua applicazione comporterà.

I commenti sono chiusi.